Cyber Kill Chain: cos’è e come funziona

La Cyber Kill Chain è un concetto sviluppato da Lockheed Martin per delineare le fasi di un attacco informatico dal suo inizio al suo obiettivo finale, che in genere è incentrato sull’esfiltrazione dei dati o sulla compromissione del sistema. Il modello fornisce un quadro strutturato per comprendere l’anatomia delle moderne minacce informatiche, consentendo ai team di sicurezza informatica di identificare e contrastare ogni fase di un attacco. Suddividendo la Cyber Kill Chain in fasi distinte, i professionisti della sicurezza possono individuare in modo più efficace le vulnerabilità, sviluppare contromisure adeguate e dare priorità alle loro difese per interrompere e fermare potenziali minacce in vari punti della catena.

La Cyber Kill Chain può essere utilizzata come strumento di gestione per aiutare a migliorare continuamente la difesa della rete. Originariamente progettata per combattere le minacce persistenti avanzate (APT), la Cyber Kill Chain ha acquisito rilevanza e applicabilità con l’evolversi del panorama delle minacce informatiche. Sebbene non tutti gli attacchi informatici seguano tutte e sette le fasi della Cyber Kill Chain, la maggior parte lo fa. Comprendere questo quadro è fondamentale per le organizzazioni per difendere in modo proattivo le loro risorse digitali e rispondere agli incidenti informatici in modo tempestivo ed efficiente.

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Come funziona la Cyber Kill Chain

La Cyber Kill Chain delinea la sequenza di passaggi che un aggressore segue tipicamente per eseguire un attacco informatico. Questo modello sequenziale offre un approccio strutturato per riconoscere e interrompere le minacce informatiche in ogni fase. Invece di considerare un attacco come un evento singolo, la Kill Chain lo suddivide in fasi, dalla ricognizione iniziale all’atto finale di furto di dati o compromissione del sistema.

Comprendendo la progressione tipica di un attacco, i professionisti della sicurezza possono progettare le loro difese intorno a queste fasi, cercando di rilevare e contrastare le mosse dell’aggressore il più presto possibile nella catena. Se un’organizzazione è in grado di contrastare l’aggressore in una fase iniziale, può prevenire conseguenze più gravi in seguito. In sostanza, la Cyber Kill Chain fornisce una roadmap per comprendere e difendersi sistematicamente dalle minacce informatiche.

Le 7 fasi della Cyber Kill Chain

La Cyber Kill Chain è suddivisa in sette fasi, che forniscono un quadro completo per modellare le intrusioni in una rete. Nel loro insieme, queste fasi offrono una migliore visibilità degli attacchi, approfondendo al contempo la comprensione da parte del team di sicurezza informatica delle tattiche, tecniche e procedure dell’avversario. Le sette fasi della Cyber Kill Chain sono le seguenti:

1. Ricognizione

In questa fase iniziale, gli aggressori raccolgono informazioni sul loro obiettivo per individuarne le vulnerabilità. Ciò può comportare lo studio di siti web pubblici, social media o altri dati disponibili al pubblico. La ricognizione è simile a quella di un ladro che esplora una casa prima di entrarvi, annotandone i punti deboli e le caratteristiche.

2. Weaponization

In questa fase, l’aggressore crea un payload dannoso, che può essere un virus informatico, un worm o un trojan. Questo payload è spesso abbinato a un exploit, un software che sfrutta le vulnerabilità del sistema. La fase di weaponization consiste nel preparare gli strumenti necessari per l’attacco.

3. Delivery

Nella fase di delivery, l’aggressore distribuisce il payload dannoso alla vittima attraverso metodi come e-mail di phishing, download dannosi o download drive-by da siti compromessi. La fase di delivery può essere considerata come il lancio dell’attacco informatico contro l’obiettivo.

4. Exploitation

Una volta completata con successo la delivery, l’aggressore sfrutta una vulnerabilità nel sistema del bersaglio utilizzando il payload preparato in precedenza. Questa fase è il momento critico in cui utilizza il proprio strumento per “introdursi”. Un esempio comune è lo sfruttamento di vulnerabilità zero-day.

5. Installation

Dopo l’exploitation, l’aggressore stabilisce un punto d’appoggio installando software dannoso (malware) sul sistema della vittima. Questa fase è simile a quella di un ladro che, dopo essersi introdotto in una casa, nasconde una telecamera o una cimice. Spesso vengono installati keylogger o RAT (Remote Access Trojan).

6. Command and Control (C2)

Una volta installato il malware, l’aggressore può stabilire un canale per controllare in remoto il sistema della vittima, spesso a sua insaputa. Il C2 è simile a un sistema di controllo remoto che consente agli autori degli attacchi di impartire comandi a distanza.

7. Actions on Objectives

Nella fase finale, l’aggressore porta a termine il suo obiettivo principale, come l’esfiltrazione di dati, l’interruzione del sistema o qualsiasi altro obiettivo dannoso.

Comprendendo ciascuna di queste fasi, i difensori possono adattare contromisure e strategie per rilevare, interrompere e scoraggiare gli aggressori in ogni momento dell’attacco.

Punti deboli della Cyber Kill Chain

La Cyber Kill Chain è un framework ampiamente utilizzato per modellare le intrusioni in una rete informatica. Tuttavia, esistono alcuni punti deboli e sfide associati alla Cyber Kill Chain:

  • Profilo di rilevamento degli attacchi limitato. La Cyber Kill Chain rileva e previene il malware e protegge la sicurezza perimetrale. Tuttavia, non riconosce le minacce interne o altri tipi di attacchi, il che può rendere le organizzazioni vulnerabili a queste minacce.
  • Modello obsoleto. La Cyber Kill Chain è stata sviluppata nel 2011 e da allora la tecnologia e i metodi di conduzione degli attacchi si sono evoluti in modo significativo. Il modello non è stato modificato dalla sua creazione, utilizzando un approccio obsoleto alla sicurezza della rete che si concentra solo sul malware.
  • Mancanza di flessibilità. La Cyber Kill Chain è un framework rigido che non consente molta flessibilità. Presuppone che tutti gli attacchi seguano un percorso lineare, cosa che non sempre avviene. Gli aggressori possono saltare o ripetere alcune fasi, rendendo difficile il rilevamento e la prevenzione degli attacchi.
  • Focus sulla sicurezza perimetrale. La Cyber Kill Chain si concentra sulla sicurezza perimetrale e sulla prevenzione del malware, che sta diventando meno efficace man mano che le organizzazioni si allontanano dalle reti tradizionali on-premise verso soluzioni cloud.
  • Copertura incompleta delle minacce. La Cyber Kill Chain non copre tutti i tipi di minacce, come gli attacchi DDoS o gli attacchi alla supply chain in cui la visibilità sulle azioni dell’aggressore è scarsa o nulla.

Nonostante questi punti deboli, la Cyber Kill Chain può comunque essere uno strumento prezioso per le organizzazioni che desiderano migliorare la loro risposta agli incidenti. Tuttavia, non dovrebbe essere l’unico framework utilizzato per la sicurezza informatica e le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione l’utilizzo di altri framework, come il framework MITRE ATT&CK, per integrare la Cyber Kill Chain.

Cyber Kill Chain vs MITRE ATT&CK

La Cyber Kill Chain e il MITRE ATT&CK sono due framework comunemente utilizzati per modellare le intrusioni in una rete. Sebbene entrambi i framework classifichino i comportamenti degli attacchi informatici in tattiche sequenziali, esistono differenze fondamentali tra loro.

  • La Cyber Kill Chain è una sequenza lineare di fasi che compongono un attacco informatico, mentre il MITRE ATT&CK è una matrice di tecniche di intrusione non limitate a un ordine specifico di operazioni.
  • La Cyber Kill Chain sostiene che tutti gli attacchi informatici devono seguire una sequenza specifica di tattiche di attacco per avere successo. Tuttavia, il MITRE ATT&CK non fa alcuna affermazione in tal senso, implicando quindi che gli attacchi odierni sono più dinamici piuttosto che una progressione lineare.
  • Il MITRE ATT&CK introduce il concetto di tattiche e tecniche che descrivono i comportamenti di attacco in modo più granulare rispetto al modello Cyber Kill Chain. Il framework MITRE ATT&CK espande la fase finale della Cyber Kill Chain per includere sette nuove tattiche: privilege escalation, elusione della difesa, accesso alle credenziali, discovery, lateral movement, esfiltrazione e impatto.
  • La Cyber Kill Chain rileva e previene il malware e protegge la sicurezza perimetrale, mentre MITRE ATT&CK documenta e traccia le varie tecniche utilizzate dagli aggressori nelle diverse fasi di un attacco per penetrare in una rete ed esfiltrarne le risorse.

La differenza fondamentale: la Cyber Kill Chain è un modello lineare che si concentra sulla prevenzione del malware e sulla sicurezza perimetrale, mentre MITRE ATT&CK è una matrice di tecniche di intrusione che fornisce una descrizione più granulare dei comportamenti di attacco. Sebbene entrambi i framework siano utili alle organizzazioni per migliorare la gestione e la risposta agli incidenti, hanno approcci e punti di forza diversi che possono essere utilizzati insieme in modo efficace.

Cyber Kill Chain e sicurezza informatica

La Cyber Kill Chain è un concetto fondamentale nella sicurezza informatica, che funge da roadmap per comprendere le fasi sequenziali di un attacco informatico. Scomponendo un attacco in fasi distinte, dalla ricognizione iniziale all’obiettivo finale, il modello fornisce alle organizzazioni un framework strutturato per contrastare le minacce in ogni fase.

Nella sicurezza informatica, comprendere la Cyber Kill Chain è essenziale per diversi motivi:

  • Difesa proattiva. Riconoscere gli indicatori di un attacco imminente nelle sue fasi iniziali, come durante la ricognizione o la weaponization, consente ai professionisti della sicurezza informatica di adottare misure proattive, potenzialmente bloccando le minacce prima che si intensifichino
  • Risposta agli incidenti. Durante una violazione, la Cyber Kill Chain può aiutare i team di risposta agli incidenti a identificare la fase di attacco pertinente, consentendo contromisure e strategie di mitigazione su misura.
  • Allocazione delle risorse. Comprendendo quali fasi della kill chain sono più vulnerabili o frequentemente prese di mira, le organizzazioni possono allocare le risorse e le difese in modo più efficace, garantendo che le fasi critiche siano ben protette.
  • Threat Intelligence. L’analisi degli attacchi passati utilizzando il modello Cyber Kill Chain può fornire informazioni sulle preferenze, le tattiche e le tecniche degli aggressori. Questa threat intelligence può essere preziosa per rafforzare le difese contro attacchi futuri.

In sostanza, la Cyber Kill Chain si integra perfettamente con gli sforzi di sicurezza informatica, ancorando le strategie di difesa alle fasi della Kill Chain. Fornisce una lente attraverso la quale le organizzazioni possono valutare, comprendere e combattere le minacce. Questa visibilità porta a una maggiore anticipazione, contromisura e mitigazione delle minacce informatiche.

Come Proofpoint aiuta a spezzare la catena di attacchi

Proofpoint offre una gamma di soluzioni per aiutare le organizzazioni a spezzare la attack chain e proteggere le loro persone e i loro dati. Grazie a innovazioni basate su intelligenza artificiale e machine learning, Proofpoint offre ai professionisti della sicurezza visibilità, flessibilità e profondità senza pari per rilevare e contrastare avversari sofisticati su tutte le superfici di attacco.

Oltre alle soluzioni tecnologiche, Proofpoint sottolinea l’importanza di costruire una cultura della sicurezza all’interno dell’organizzazione per interrompere la Cyber Kill Chain. Grazie alla formazione sulla security awareness e alle risorse aggiuntive di sicurezza informatica, i dipendenti possono essere più attenti a riconoscere e segnalare attività sospette. A loro volta, le organizzazioni possono ridurre il rischio di attacchi riusciti. Per ulteriori informazioni, contattare Proofpoint.

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